01 aprile 2010

I passi di de Magistris

di Beppe Grillo

Luigi de Magistris è stato eletto con i voti dell'Italia dei Valori e del blog. L'obiettivo era di avere un eurodeputato a Bruxelles e non in televisione. Fare luce sui capitali mafiosi in Europa e sui finanziamenti europei in Italia. Attraverso la Rete, ogni giorno. Un lavoro che fatto a tempo pieno non consentirebbe neppure di vedere la famiglia. E' stato eletto come indipendente e poi ha preso la tessera IDV.

Parla a nome del MoVimento 5 Stelle senza averne l'autorità. Il popolo viola (chi è?) con le manifestazioni sovvenzionate dai partiti è per lui un punto di rifermento.
"De Magistris il 26 marzo scorso ha pure preso la tessera, finalmente. Si è iscritto a Napoli. Ma quando si parla di Grillo e dei grillini, risponde ben diversamente dal leader dell'Idv. Dice, infatti: «Noi dobbiamo essere il ponte di collegamento con il movimento di Grillo e non solo.

Dobbiamo essere il perno di congiunzione con tutti i movimenti. Il popolo viola. Il popolo che era alla meravigliosa manifestazione del 5 dicembre scorso. Chi non è andato a votare. Dobbiamo dialogare con tutti loro. E io ho intenzione di fare passi politici e concreti, tutti in questo senso»". I passi, se li faccia da solo.

Fonte: http://www.beppegrillo.it/muro_del_pianto/politica/#009882

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Scontro tra Grillo e De Magistris, ma i grillini contestano il leader

Quasi nessuno concorda col comico genovese

di: Antonio Rispoli

Pesce d'aprile o tragica sopravvalutazione del proprio ascendente? Questa volta può darsi che Beppe Grillo abbia fatto un grosso passo falso. Questa mattina sul Fatto Quotidiano è uscita una intervista a Luigi De Magistris, nella quale l'ex magistrato proponeva un'unione di forze politiche diverse: "Dobbiamo unire le forze del cambiamento e semplificare l’offerta del centrosinistra perché lo vogliono i nostri elettori. Da un lato ci sarà il Pd e dall’altro questo nuovo raggruppamento di movimenti e partiti.

L'Idv non deve sciogliersi, sarebbe la guida di questo processo di semplificazione. Dobbiamo presentarci con una federazione di partiti e movimenti che, alleata col Pd, sia in grado di guidare il centrosinistra verso la vittoria". E tra i movimenti citava anche il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e il Popolo Viola.
A stretto giro di posta il comico genovese gli risponde sul suo blog: "Luigi de Magistris è stato eletto con i voti dell'Italia dei Valori e del blog. L'obiettivo era di avere un eurodeputato a Bruxelles e non in televisione... Parla a nome del MoVimento 5 Stelle senza averne l'autorità.

Il popolo viola (chi è?) con le manifestazioni sovvenzionate dai partiti è per lui un punto di rifermento". Poi riporta le dichiarazioni di apertura di De Magistris verso i due soggetti suddetti. l'ultima frase di De Magistris riportata è: "E io ho intenzione di fare passi politici e concreti, tutti in questo senso". A cui segue la risposta di Grillo: "I passi li faccia da solo". Una risposta sgarbata, che non è piaciuta agli stessi lettori del blog. Che hanno vivacemente protestato: alcuni con rabbia, accusando Grillo di essersi montato la testa o di avere atteggiamenti dittatoriali; altri con amara ironia, chiedendo se si tratta di uno scherzo dato che oggi è il primo aprile.

Cosa pensare? Difficile da dire. Certo che l'idea di un Grillo alleato stabilmente con chiunque è da scartare. Uno dei pregi/difetti del comico genovese è il forte egocentrismo, la sicurezza in se stesso e in ciò che fa. Per cui una risposta del genere è in linea col personaggio. Ma se l'idea del Movimento 5 stelle è qualcosa che va al di là di una trovata pubblicitaria per accrescere la propria notorietà, è impensabile l'idea di non collaborare con altre entità quali il popolo viola o l'Idv.

Fonte: http://www.julienews.it/notizia/politica/scontro-tra-grillo-e-de-magistris-ma-i-grillini-contestano-/44610_politica_0.html


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L'Idv deve unirsi a Vendola e a Grillo per una vera alternativa

di Marco Lillo

De Magistris: serve una seconda gamba del centrosinistra accanto al Pd

Una grande conferenza a metà maggio per raccogliere e unire l’antiberlusconismo duro e puro: da Nichi Vendola a Beppe Grillo, dall’Italia dei Valori al popolo viola. È questa l’idea maturata da Luigi De Magistris dopo le elezioni regionali: "Dobbiamo unire le forze del cambiamento e semplificare l’offerta del centrosinistra perché lo vogliono i nostri elettori".

Come si esce dalla batosta delle Regionali?

Il centrodestra ha vinto e bisogna prenderne atto. Il successo della Lega da un lato va rispettato per la sua dimensione, ma dall’altro lascia inquieti per i messaggi di razzismo che in parte lo hanno propiziato. Nel nostro campo vedo invece una netta sconfitta del Pd e un buon risultato dell’Idv, che però non sfonda per colpa della qualità bassa di alcune candidature e delle alleanze sbagliate. Le scelte scellerate, come quella di Loiero in Calabria e di De Luca in Campania, sono costate caro soprattutto al Pd, ma anche noi le abbiamo pagate. Ora bisogna guardare avanti e sto pensando a un cantiere nuovo per ricostruire l’alternativa.

Il centrosinistra sembra più un deserto di macerie che un cantiere. Lei vede motivi di ottimismo?

Per esempio, il 10 per cento di Callipo in Calabria, senza liste forti alle spalle, è stato per me un buon risultato. Poi c’è stata l’affermazione dei grillini in Piemonte ed Emilia Romagna. E soprattutto il successo di Nichi Vendola in Puglia.

Vendola sarà un protagonista nazionale nel centrosinistra del futuro?

Già dalle primarie interne al Pd, io ho puntato su Vendola. La sua storia è esemplare. A sinistra non sono graditi i candidati radicati nella società, ma fuori dal controllo dei partiti. Invece dobbiamo puntare proprio su queste figure. Per costruire il futuro del centrosinistra bisogna partire dalla vittoria di Vendola in Puglia, dal risultato alle Europee dei candidati dell’Idv provenienti dai movimenti o dalla società civile come me e Sonia Alfano.

In Puglia la somma di Idv, lista Vendola e Sinistra e Libertà supera di poco il Pd. Può diventare un modello nazionale?

Dobbiamo favorire la semplificazione del quadro politico. Io sono favorevole a un rapporto molto più stretto tra i movimenti come i grillini e i partiti come l’Idv e Sinistra e libertà.

Come immagina il centrosinistra nel futuro?

Da un lato ci sarà il Pd e dall’altra questo nuovo raggruppamento di movimenti e partiti.

L’Italia dei Valori dovrebbe sciogliersi in questo nuovo soggetto?

No. Non servirebbe a nulla. L’Italia dei Valori deve essere la guida di questo processo di semplificazione. Io non sono favorevole allo scioglimento dell’Idv nell’ennesimo nuovo partito. Anche perché bisogna rispettare l’identità dei movimenti. L’importante è unirsi. Alla fine di questo processo ci potrà essere una federazione, un’unione o un soggetto unitario, poi la formula la si troverà tutti insieme. L’importante è che ci si trovi uniti non solo contro Berlusconi ma anche per un progetto di vera alternativa politica e culturale al berlusconismo.

Uscendo dalle teorizzazioni astratte, alle prossime elezioni nazionali come si dovrebbe presentare il centrosinistra?

Io immagino da un lato il Partito democratico che resterà un nostro interlocutore e che certamente potrà migliorare la sua classe dirigente, ma fino a un certo punto, secondo me. Dall’altro lato vedo questo raggruppamento di partiti, come l’Idv e Sinistra e libertà, ma soprattutto di movimenti. Penso al forum sull’acqua pubblica , al movimento delle agende rosse di Salvatore Borsellino e al Popolo viola. Ma penso anche alle migliori personalità del mondo della cultura e dell’informazione.

Questo fronte antiberlusconiano però potrebbe sembrare ottimo per l’opposizione ma incapace di dare vita a un governo alternativo.

Per questo non bisogna fare solo un’operazione di addizione numerica. Questa cosa nuova deve camminare sulle gambe delle persone. Ci vuole un vero ricambio generazionale con leader giovani in grado di parlare al cuore del popolo e che hanno già saputo trasformare il consenso in voti. Queste elezioni hanno dimostrato che c’è un fortissimo astensionismo di sinistra. Questa federazione di forze può recuperarlo.

Come pensa di concretizzare la sua idea?

Sto pensando a una grande adunata a Firenze per metà maggio di tutte le forze che credono a questo progetto, da Nichi Vendola alle migliori personalità della cultura e dell’informazione.

Quale sarà l’approdo?

Le prossime elezioni politiche. Dobbiamo presentarci con una federazione di partiti e movimenti che - alleata al Pd - sia in grado di guidare il centrosinistra verso la vittoria.

Il programma?

La questione morale è centrale. Bisogna dire basta ai compromessi con i Loiero e con i De Luca. Il nuovo soggetto politico che immagino non inseguirà Berlusconi sul suo terreno. Bisogna riscoprire l’orgoglio della diversità. Ci vuole un’operazione culturale forte contro i valori alla base del berlusconismo. Deve essere chiaro che da questa parte ci sono le regole contro la furbizia, l’essere contro l’avere e l’etica contro l’estetica.

Quale sarà il primo banco di prova della "santa alleanza"?

La difesa della Costituzione di fronte al tentativo neo-autoritario di Berlusconi, che non sta trovando una forte opposizione nel Pd. La difesa dei principi e della seconda parte della Costituzione è il primo punto. La divisione dei poteri e l’indipendenza della magistratura non si toccano. Chi si siede al tavolo con Berlusconi per parlare di riforme non potrà mai essere un nostro alleato.

Da il Fatto Quotidiano dell'1 aprile

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"Minzolini minaccia e oscura chi protesta"

di Beatrice Borromeo

Loris Mazzetti, dirigente di RaiTre appena sospeso dal suo incarico a causa di articoli critici verso la sua azienda scritti sul Fatto, ha le idee chiare sui motivi per cui Augusto Minzolini ha allontanato dal video alcuni dei conduttori storici del Tg1: "Sono epurazioni".

Mazzetti, il direttore Minzolini parla di esigenze di "ricambio generazionale".

Non è affatto vero. Infatti sono stati cacciati i giornalisti che non hanno firmato la lettera di sostegno al direttore e che hanno fatto resistenza al suo modo di gestire il giornale.

Il primo a ricevere il benservito, dopo 18 anni al Tg1, è stato il caporedattore centrale al coordinamento Massimo De Strobel.

E poi è toccato a Paolo Di Giannantonio, Piero Damosso e Tiziana Ferrario. E’ la conseguenza del risultato elettorale, che ha rafforzato i vertici aziendali e i suoi derivati, affermando il potere di Minzolini.

Cosa può fare un conduttore, a parte appellarsi al comitato di redazione, per manifestare il proprio dissenso rispetto alla linea del direttore?

Una sola cosa: rifiutarsi di andare in onda, come fece Lilli Gruber ai tempi di Clemente Mimun. Oggi non è più il conduttore a scrivere i propri testi, si limita a leggerli. Quindi, se vuole protestare, questa è la strada.

Però, come si è visto, chi protesta perde il posto.

C’è di più: so per certo, perché mi è stato raccontato dai diretti interessati, che Minzolini ha minacciato personalmente i giornalisti che esitavano nel firmare la lettera di sostegno alla sua direzione.

Intervistato dal Fatto su questo punto, però, Minzolini ha negato.

A me è stato riferito di frasi gravi dette dal direttore, ad esempio: "Se non firmi con me non farai più un cazzo". E visto quello che sta accadendo...

Quindi l’unica alternativa all’epurazione, per un conduttore, è farsi da parte spontaneamente?

Anche se non è giusto, è l’unica strada: è così che si crea un movimento di protesta e che si arriva alla consapevolezza del problema.

Ma non rientra nei diritti di Minzolini scegliersi i conduttori che preferisce?

I cambiamenti devono andare di pari passo con le scelte editoriali. Non possono essere giustificati con motivazioni estetiche. In più i tg sono forse gli unici spazi in cui l’anzianità del conduttore ha un suo valore, perché implica esperienza.

E credibilità, o almeno familiarità per lo spettatore.

Certo. La stessa notizia, data da Enzo Biagi o da un giornalista praticante, ha un impatto diverso sul pubblico. Basta guardare i grandi tg americani: i conduttori sono autorevoli, conosciuti dal pubblico, volti noti la cui professionalità non è mai stata messa in discussione.

Quali sono le conseguenze di lungo periodo?

La cosa grave è che parliamo del più importante tg del servizio pubblico: i giornalisti dovrebbero essere indipendenti. Invece così si crea una corte silenziosa e accondiscendente. Chi protesta, se ne va.

Mazzetti, l’ultima volta che l’abbiamo vista (a Raiperunanotte, ndr), era dietro un filo spinato. Come vanno le cose ora?

Ci sono ancora. E ci rimarrò finché un giudice non deciderà se sono io a danneggiare la Rai oppure è il direttore generale Mauro Masi. Ho già scontato 4 giornate di sospensione, me ne mancano altre 6.

Da il Fatto Quoridiano dell'1 aprile

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Osservatorio tg: la non firma di Napolitano porta il lavoro nei titoli

di OSSERVATORIO TG ARTICOLO 21

I TITOLI DEL 31 MARZO - Il tema del lavoro, in apertura, nei titoli di oggi dei principali telegiornali.

Apertura, infatti, per Tg1, Tg5, Tg2 e Tg3 dedicata al rinvio alle camere da parte del presidente della repubblica Napolitano, del disegno di legge che stabilisce nuove norme su controversie di lavoro e arbitrato per i licenziamenti. Citazione, sull’argomento, all’interno dei titoli di Studio Aperto. Non ne parlano, invece, Tg4 e Tg La7.
Quest’ultimo Tg, tra l’altro, sceglie di non fare titoli e di dare spazio ad un proprio sondaggio attraverso il quale si chiede al pubblico televisivo, se sia d’accordo o meno sulla richiesta di Antonio Di Pietro di un nuovo candidato a Premier per il centrosinistra, da presentare alle elezioni del 2013.

La notizia che metà degli italiani dichiarano al fisco meno di 15mila euro è riportata nei titoli dal Tg2 e dal Tg3, mentre Tg5 e Studio Aperto scelgono di inserire l’allarme seni al silicone proveniente dalla Francia.
Apertura ancora dedicata ai risultati delle regionali per il Tg4, in cui si segnala anche un servizio che racconta chi, tra i nomi eccellenti, è stato eletto e chi è stato bocciato. Tra gli eletti si parla solo dei candidati del Pdl, come Mara Carfagna e Sandra Lonardo Mastella, mentre tra i bocciati solo i nomi di personaggi candidati nel centrosinistra, come Dario Fo, Franca Rame, Margherita Hack e l’ex campione di ciclismo Gianni Bugno. Da segnalare un identico servizio al Tg2, ma più equilibrato. Il telegiornale diretto da Mario Orfeo, cita, infatti, tra eletti e bocciati sia i candidati illustri del centrosinistra che del centrodestra e da per eletta Margherita Hack alla regione Lazio.

Un’ultima segnalazione, infine, per il Tg1. Alla conduzione del principale Tg della sera Maria Luisa Busi, uno dei volti che probabilmente, e il nostro è un auspicio, continueremo a vedere perché non inserita nella lista di coloro, come Tiziana Ferrario e Paolo Di Giannantonio, che sono stati sostituiti alla conduzione dei notiziari della principale testata giornalistica della Rai. Dell’ argomento parleremo nello spazio dedicato al commento, con il segretario dell’Usigrai Carlo Verna.

Fonte: http://www.articolo21.org/879/notizia/osservatorio-tg-la-non-firma-di-napolitano-porta.html

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