04 maggio 2010

Scozia: al via la campagna “Zero Rifiuti”

di Valeria Rocca



«Essere amico dell'ambiente significa vivere in modo tale da minimizzare il danno che facciamo per l'ambiente». Con questa affermazione Richard Lochhead, Segretario all’Ambiente del Governo Scozzese ha sintetizzato la filosofia della campagna di comunicazione “Zero waste ” (ossia “Zero rifiuti”) recentemente presentata allo Blair Drummond Safari Park, vicino a Stirling.

Mascotte dell’ iniziativa un elefantino blu, alto circa tre metri: sarà protagonista di un tour promozionale ed educativo, organizzato in collaborazione con gli enti locali, i supermercati e i negozi di alimentari che toccherà le principali città della Scozia. Per sei settimane il progetto avrà visibilità mediatica sulle principali emittenti tv, radio e tramite affissioni.

L’obiettivo è quello di rendere consapevoli i cittadini su quanto ancora si può fare per aiutare l’ambiente, partendo dalla propria quotidianità. Tra le priorità indicate dalla campagna vi sono la riduzione degli imballaggi da parte di negozi e supermercati, la diminuzione della quantità di carta utilizzata negli uffici e soprattutto l’incentivo alla pratica del compostaggio domestico.

L’idea nasce dalla consapevolezza che gran parte del materiale portato in discarica è una risorsa da poter recuperare. Diventa, dunque, indispensabile educare ed incentivare la popolazione e le istituzioni alla minor produzione possibile di rifiuti, minimizzando gli sprechi di materie prime, incentivando la progettazione sostenibile e riutilizzando materiali di scarto per restituir loro valore.

L’impegno del governo Scozzese è rilevante e punta a creare un sistema che garantisca una società che tenda a rifiuti zero. Se l’esperimento avrà successo non potrà che essere un esempio per tutti.

Fonte: http://enviinfo.blogspot.com/2010/05/scozia-al-via-la-campagna-zero-rifiuti.html

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03 maggio 2010

Fini, in politica stop al 'presentismo' e alla cultura del sondaggio

'Nell'intero Occidente soffriamo di uno schiacciamento sull'immediato'

ROMA - "Oggi viviamo un inno al presentismo. Non solo in Italia o in Europa ma nell'intero Occidente soffriamo di uno schiacciamento sull'immediato, con la cultura del sondaggio diventata l'unica strategia". E' l'analisi che il presidente della Camera Gianfranco fini traccia, riferendosi alla politica oggi, aprendo i lavori di un seminario di 'Farefuturo'.

Il presidente della Camera parla di Europa. Sostiene che, a fronte della ratifica del Trattato di Lisbona "che conferisce all'Europarlamento di Strasburgo il massimo dei poteri da esso mai avuto", si registra il minimo di affluenza alle elezioni europee.

Ma poi punta il dito sulla politica del "market to market", sottolineando che per uscire da questa situazione "serve una cultura rinnovata e strategica, capace di pensare alle ricadute di ogni politica sulla vita e sul futuro di ogni cittadino. Una cultura che sia libera dalla politica della paura dell'altro e del nuovo".

Insomma, gli elementi di criticità della politica di oggi per Fini si chiamano "presentismo e localismo". Per superarli invoca "uno slancio". "La verità - rileva - è che negli ultimi 15 anni il mondo è profondamente cambiato e la politica, a destra come a sinistra, non ha compiuto alcuno sforzo per modificare il proprio linguaggio, scegliendo purtroppo di cavalcare le paure ed il presentismo e cercando un consenso di breve periodo ed abdicando, così, ad una visione di prospettiva"

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Arriva il nucleare all'italiana?

Il decreto del governo che stabilisce le procedure per la costruzione dei nuovi impianti nucleari prevede tempi troppo brevi per poter essere rispettati. A rischio anche il rispetto degli standard di sicurezza.

di greekun

“Sindrome cinese” è un film del 1979 e rappresenta perfettamente il quadro in cui ci si muove quando si parla di energia nucleare. Un delicatissimo equilibrio tra trasparenza nei confronti dell’opinione pubblica, etica dei comportamenti ed interessi economici. Sempre più insistentemente si sente asserire che il “rinascimento nucleare” italiano è iniziato. Il primo passo fatto è stato quello di un decreto legislativo (31/2010) entrato in vigore il 23 marzo scorso e che definisce la procedura per avere quella che si chiama “autorizzazione unica” per costruire un impianto nucleare.

Le prime scadenze sono: il varo in tempi brevissimi dell’Agenzia della Sicurezza Nucleare, la predisposizione del piano strategico in materia nucleare e la procedura di Valutazione Strategica Ambientale del piano stesso. Si è cercato di blindare l’iter approvativo con l’inserimento di “decreti sostitutivi d’intesa”. In parole povere, se i tavoli di decisione (con rappresentanti della regione e sindaci) non arrivano all’accordo, la soluzione è presa dall’alto. Sempre con decreto sostitutivo d’intesa potrebbe arrivare la decisione per il via libera alla posa della prima pietra. A proposito di trasparenza, fa un certo effetto il ricorso ai decreti “sostitutivi d’intesa”. Instilliamo altri due dubbi nella bontà del decreto. Il primo, sono i privati (chiamati operatori, come ad esempio l’Enel) che individuano il sito dove sarà costruito l’impianto nucleare, certo a patto che risponda ai requisiti (ancora da individuare) e che l’agenzia per la sicurezza (ancora da insediare) dia l’ok.

Il secondo, “l’Agenzia può richiedere agli operatori una sola volta informazioni ed integrazioni” per la certificazione del sito. Insomma una volta messo in moto il volano autorizzativo sarà difficile arrestarlo. Anche a fronte di conclamati errori di valutazione tecnica? E qui torniamo agli interessi economici, queste clausole sembrerebbero vessatorie e troppe sbilanciate da un'unica parte. Stando ai tempi imposti dal decreto, la lista dei siti certificati dovrebbe quindi arrivare entro marzo del 2012, mentre la posa della prima pietra per la costruzione di nuove centrali nucleari dovrebbe avvenire a maggio del 2016, e non entro la fine della legislatura, come ha lasciato intendere il Presidente del Consiglio pochi giorni fa durante l’incontro con Putin. L’agenda del Governo è densa di impegni nel mercato internazionale della tecnologia nucleare. Si è iniziato da un accordo con i francesi, poi ne è stato siglato un secondo con i russi. Le più grandi aziende del settore elettrico hanno partecipato a queste spedizioni. Tutto secondo i crismi.

Ma aprire i cantieri entro la legislatura (la posa della prima pietra e’ impossibile per i tempi tecnici), impone la necessità di rendere partecipe e consapevole l’opinione pubblica delle scelte che il governo sta facendo. I tempi sembrano troppo brevi anche per poter realizzare un’altra condizione irrinunciabile: l’ineccepibile etica dei comportamenti della classe politica e dirigente. Operatori noti, hanno già una lista di siti da sottoporre all’Agenzia appena questa ci sarà. Ma come è possibile visto che non esiste ancora sugli specifici requisiti un decreto che dovrà essere emesso su proposta dell’Agenzia stessa? Le regole saranno considerate ingombranti orpelli o saranno una garanzia della sicurezza collettiva? A rinascere, sarà il nucleare italiano o il nucleare all’italiana?

Fonte: http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2483310&yy=2010&mm=05&dd=03&title=arriva_il_nucleare_allitaliana

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Stefano Cucchi: falsità ed omissioni per nascondere il pestaggio

di Roberta Serdoz

Sarebbe bastato un semplice cucchiaino di zucchero sciolto in un bicchiere di acqua a salvare la vita di Stefano Cucchi. E’ quanto i pubblici ministeri Barba e Loy scrivono nell’atto di fine indagine appena depositato che contesta “le mancate cure” al giovane da parte del primario dell’ospedale Sandro Pertini di Roma, dei quattro medici e dei tre infermieri. Le accuse sono precise: favoreggiamento e abbandono di incapace con l’aggravante di averne provocato la morte, abuso di ufficio e falso ideologico. Tredici le persone coinvolte che finiranno sotto processo tra personale medico e paramedico, secondini e un dirigente dell’amministrazione penitenziaria.

Ma ripercorriamo insieme le tappe:
15 ottobre 2009, ore 23,30: Stefano Cucchi viene arrestato per possesso di modesta quantità di sostanze stupefacenti. E’ sano, la mattina era stato in palestra ad allenarsi.
16 ottobre, sotterranei del tribunale di Roma: al processo Cucchi arriva con il volto gonfio e con delle ecchimosi sotto gli occhi.
22 ottobre ore 03,00: Stefano Cucchi muore per disidratazione nel padiglione carcerario dell’ospedale Pertini di Roma; è denutrito, ha il corpo ricoperto di ematomi, fratture e altre lesioni.
La procura avvia un’indagine per omicidio preterintenzionale, la salma del giovane romano viene riesumata per ulteriori accertamenti, il 13 novembre arrivano i primi avvisi di garanzia ai tre agenti della polizia penitenziaria e ai tre medici del Pertini.
Il DAP, dipartimento di amministrazione penitenziaria, dispone un’inchiesta interna e assolve gli agenti; i medici vengono rimossi dalla Asl ma, in seguito alle proteste dei colleghi e dell’ordine dei medici, vengono reintegrati.

Oggi cade l’accusa di omicidio, la posizione degli agenti della penitenziaria si attenua, è vero, ma quella dei medici fa venire la pelle d’oca, rischiano otto anni di carcere.
Hanno abbandonato Stefano, hanno aggiustato la cartella clinica, hanno “orientato” la destinazione in un reparto, quello carcerario, non adatto alle condizioni del paziente e infine hanno mentito sulle “buone condizioni di salute”. Scrivono i pm:“ intenzionalmente gli procuravano un danno ingiusto di rilevante gravità nel ricoverarlo in un centro inidoneo”.

Ma ancora una volta non si riesce a dare una risposta alla domanda: come un ragazzo arrestato in buone condizioni di salute si è ritrovato morto in un letto d’ospedale dopo soli sei giorni? I medici lo avrebbero potuto salvare ma chi lo ha ridotto in quello stato?
E’ quanto si cercherà di capire nel dibattimento. Negli atti depositati qualche altro frammento di verità viene fuori: si riconosce, intanto, che all’origine del decesso c’è stata un’aggressione e forse più d’una; c’è l’ipotesi che “in concorso tra loro alcuni agenti, abusando della loro autorità, spingendo e colpendo con calci Stefano Cucchi, lo facevano cadere in terra causandogli politraumatismo, lesioni e fratture alla IV vertebra sacrale” e perchè si sarebbero così accaniti contro il detenuto? “per farlo desistere dalla richiesta di farmaci e dalle continue lamentele”.
Gli agenti non sopportavano i lamenti di dolore del geometra romano, non volevano sentirlo, dava loro fastidio dunque bisognava punirlo.

La famiglia di Stefano Cucchi non si arrende, la sorella Ilaria parla di ricostruzione “allucinante” di quei momenti. “Ora so che mio fratello è stato ucciso -ha detto- questa cosa è stata chiarita, Stefano è stato letteralmente abbandonato dai medici che si sarebbero dovuti prendere cura di lui” ha aggiunto Ilaria. La sorella e tutta la famiglia di Stefano ora sperano che nei prossimi giorni si faccia chiarezza e si scopra la verità sulle prime ore dopo l’arresto del ragazzo, partendo dal pestaggio potrebbe nuovamente cambiare la posizione degli agenti della penitenziaria che lo tennero in custodia.

Ma bisognerà attendere il processo per avere una risposta alle centinaia di domande che tutti noi ci siamo posti in questi interminabili 200 giorni. Appare chiaro però l’impulso sadico che ha invaso corpo e mente di questi 13 uomini, una violenza gratuita, una cattiveria difficilmente raccontabile forse dettata dalla paura di essere scoperti e additati come torturatori che prima ha fatto marcire, nelle celle di sicurezza del tribunale, un giovane romano arrestato per 20 grammi di hashish e due di cocaina e poi lo ha lasciato morire sapendo che si sarebbe potuto salvare con un semplice bicchiere di acqua e zucchero

Fonte: http://www.articolo21.org/1077/notizia/stefano-cucchi-falsita-ed-omissioni-per.html

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Carbonopoly: un nuovo modo di imparare giocando

di Anna de Polo

Arriva dalla Svezia un nuovo gioco da tavolo basato sui concetti di energia, ambiente e sviluppo sostenibile: Carbonopoly, che reinterpreta in chiave ambientale il più famoso Monopoly. Inventato da Patrik Larsson, uno studente del KTH, The Royal Institute of Technology di Stoccolma, Carbonopoly è stato concepito per bambini e ragazzi delle scuole come forma di apprendimento attivo, integrativa ai libri di testo, ma può essere giocato anche in famiglia.

L’idea è quella di far conoscere il problema dell’energia e degli investimenti ecocompatibili alle nuove generazioni in modo divertente ed efficace. «Lo scopo principale del gioco -secondo le parole dello stesso Patrik Larsson- non è quello di giudicare o dare indicazioni specifiche riguardo all’utilizzo di certe fonti energetiche piuttosto che di altre, ma di accendere e alimentare la discussione sul tema dell’energia. Bisogna inoltre rilevare -aggiunge Larsson- che i destinatari principali del gioco sono i giovani. Penso che sia molto importante che essi si formino una loro personale opinione su ciò che sta avvenendo nel dibattito energetico».

Il gioco è stato collaudato e perfezionato nell’autunno 2009, in collaborazione con la Casa della Scienza, l’Accademia Reale delle Scienze e un certo numero di scuole nella regione di Stoccolma, e sarà sviluppato su scala più ampia nella primavera 2010. «Inizieremo un nuovo programma di ingegneria, energia e ambiente nell’autunno 2010 -ha dichiarato Per Lundqvist, professore del Dipartimento dell’Energia dell’Università di Stoccolma- Noi infatti crediamo in questa forma di apprendimento come complemento di insegnamenti più tradizionali».

Carbonopoly funziona in modo simile al tradizionale Monopoly, solo che, invece di comprare strade ed edificare case ed alberghi, si costruiscono centrali elettriche e distretti cittadini. Ci sono sette tipi di centrali che sfruttano diverse fonti energetiche: carbonio, petrolio, uranio, vento, acqua, energia solare ed energia di fusione nucleare. I costi d’investimento variano da un tipo di centrale ad un altro, così come i profitti, che possono poi essere investiti nell’edificazione di quartieri e nello sviluppo del sistema dei trasporti. Si possono cioè comprare linee di autobus e treni e poi far pagare una tassa ai giocatori che ne usufruiscono. La valuta utilizzata dai giocatori è la moneta fittizia E; se un giocatore ne rimane sprovvisto può rivendere, alla metà del loro valore, alcuni dei suoi distretti o delle sue centrali, che tornano così allo “Stato” e possono essere acquistati da altri giocatori. Ci sono inoltre delle carte-opportunità, che permettono di vincere nuovi quartieri, e delle carte-domanda, che contengono 300 domande in materia di energia, ambiente e sviluppo sostenibile. In questo modo i ragazzi durante il gioco prendono familiarità con termini come permessi di emissione, investimenti climatici, energia eolica o del moto ondoso etc., concetti che ritroveranno nella loro vita quotidiana e potranno così comprendere meglio, acquistando una maggiore consapevolezza ambientale.

Alla fine il vincitore è colui che realizza il maggior profitto. Questo non è ottenuto investendo nel petrolio e cementificando selvaggiamente tutto il tavolo da gioco, ma attraverso fonti energetiche “pulite” ed investimenti sostenibili. «Infatti- come spiegato dallo stesso Larsson- in Carbonopoly investire nel carbone o nel petrolio comporta costi addizionali, come quelli previsti dal sistema di scambio dei permessi di emissione (Emission Trading System), e ritorni più bassi», per cui non dovrebbe essere conveniente. Resta il fatto comunque che anche in un gioco da tavolo concepito per educare le nuove generazioni la morale della favola sia sempre “vince chi ha più soldi”.

Fonte: http://enviinfo.blogspot.com/2010/05/carbonopoly-un-nuovo-modo-di-imparare_03.html

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