02 marzo 2010

Gli assassini del leader di Hamas sono in Israele

di Ferdinando Pelliccia


Nell'edizione odierna del quotidiano degli Emirati Arabi Uniti 'Al-Khaleej' è stata pubblicata un'intervista al capo della polizia di Dubai, il generale Dhahi Khalfan. Secondo l'alto ufficiale tutti i sospettati nell'inchiesta sull'assassinio a Dubai, del 20 gennaio scorso, di uno dei comandanti di Hamas, Mahmud al-Mabhouh, sono tornati in Israele.

Al-Mabhuh si trovava a Dubai per comprare armi quando è stato assassinato in quella che da più parti è considerata un'operazione del Mossad, l'agenzia di intelligence israeliana. Il commando, secondo gli inquirenti, era composto da 27 persone che hanno usato 12 passaporti britannici, 6 irlandesi, 4 francesi, uno tedesco, 3 australiani e uno di un Paese europeo non ancora rivelato.

Il possibile coinvolgimento dello Stato ebraico nell'assassinio dell'uomo di Hamas è emerso dall'inchiesta avviata dalle autorità di polizia di Dubai. Sembra che i nomi di almeno 8 dei 27 sospetti corrispondono a quelli di altrettante persone che risiedono in Israele. Si tratta di Philip Carr, Adam Korman, Gabriella Barney, Mark Sklar e Daniel Schnur. A questi vanno aggiunti i nominativi di 2 australiani che vivono in Israele e segnalati dal ministero degli Esteri australiano che sono: Nicole Sandra McCabe e Joshua Daniel Bruce.

L'ottavo nome invece, è di Roy Cannon, che corrisponde a quello di un inglese emigrato in Israele nel 1979. Israele finora non ha né confermato e né smentito il suo coinvolgimento nell'omicidio di al Mabhuh. Quasi in contemporanea è giunta stamani da parte del capo della diplomazia iraniana, Manuchehr Mottaki l'invito ai Paesi occidentali i cui passaporti sono stati usati a Dubai dal comando sospettato dell'assassinio del dirigente di Hamas a fare chiarezza i Paesi occidentali. L'occasione per farlo gli è stata data nel corso di un suo intervento al Consiglio dell'ONU per i diritti umani, riunitosi oggi a Ginevra.

Mottaki ha accusato i Paesi dell'occidente di fomentare il terrorismo con il falso obiettivo di tutelare i diritti umani e di addestrare i terroristi nella cosiddetta lotta al terrore. Una prima risposta indiretta all'interrogativo di Mottaki era già venuta nei giorni scorsi quando il figlio di Roy Cannon, Raphael, aveva dichiarato che il vero passaporto del padre è in suo possesso e che quello usato a Dubai reca la fotografia di uno sconosciuto. Anche da parte francese era giunta una sorta di dissociazione da quanto avvenuto.

Lo scorso giovedì l portavoce del ministero degli Esteri francese, Bernard Valero aveva dichiarato che: “I passaporti francesi che sarebbero stati utilizzati dal comando sospettato dell'assassinio a Dubai dell'alto dirigente di Hamas appaiono chiaramente falsificati e ci sarebbe usurpazione di identità di cittadini francesi”.

Nel frattempo Hezbollah ha dichiarato di aver innalzato la soglia delle misure di sicurezza in seguito all'omicidio di un dirigente di Hamas a Dubai. L'organizzazione militante libanese ha inoltre chiesto alle autorità libanesi di aumentare le misure ai valichi di frontiera per scongiurare l'ingresso nel Paese di potenziali assassini. Anche se i dubbi sul coinvolgimento del Mossad in questa vicenda sono tanti la questione sembra al momento restare nel vivo del dibattito e non accennare ad abbassare i toni della polemica.

Questo, nonostante che la scorsa settimana lo scrittore e giornalista Yossi Melman, che ha fama di esperto di servizi segreti israeliani, aveva esternato con valide argomentazioni i suoi dubbi sulle responsabilità dei servizi israeliani nel delitto di Dubai. Un suo editoriale era stato pubblicato dal quotidiano liberale 'Haaretz'.

Per Melman già il fatto che per compiere un 'delitto' del genere siano stati impiegati quasi 30 uomini non è nello stile dei servizi israeliani. Aggiungendo poi, che è inconcepibile che dopo l'eliminazione di al-Mabhouh, vi siano stati agenti del Mossad che siono scappati in Iran, che è uno dei peggiori nemici di Israele. “ E' chiaro, spiega il giornalista, che tutto questo lascia pensare che faccia parte di un complotto in cui sono stati seminati elementi di disinformazione”.


Fonte: http://www.reportonline.it/cronaca/gli-assassini-del-leader-di-hamas-sono-in-israele.html


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