Milano ,2/4/2010
Piemonte e Veneto si schierano apertamente contro la pillola Ru486 , ammiccando alla chiesa. Forse nel tentativo di ricucire, in parte, gli strappi causati dagli atteggiamenti criminali e discriminatori regolatori dell’immigrazione? Forse la Lega ,più spregiudicata e meno dipendente dal tipico modo cerchiobottista di fare politica, è stata mandata in avanscoperta dal governo? Ora il Pdl ,sempre molto attento alla posizione dell’opinione pubblica sui temi scottanti , aspetta di vedere i risultati dei sondaggi. Poi si schiererà moderatamente o radicalmente a seconda del caso e della convenienza politica. Anche se già da tempo mantiene in certi ambiti posizioni filo cattoliche ,seppur con grande incoerenza. Si veda la gestione della sanità lombarda del ciellino Formigoni , e il suo esercito di obiettori di coscienza che scalano le vette della gerarchia sanitaria lombarda.
Certo stringere l’occhio alla chiesa su questo tema ,che in piena campagna elettorale è sembrato abbia lanciato moniti ammonitori nei confronti di Emma Bonino e Mercedes Bresso candidate del Pd , si veda dichiarazione di Bagnasco: «Il no all'aborto è un valore non negoziabile nel voto dei cattolici»( 22 Marzo) a cui , per rimarcare certe posizioni post elezioni,sono seguite quelle del Papa "I cattolici non acconsentano a leggi contro la vita" ( 1 Aprile) ,è un chiaro cambio di favori in segno di riconoscenza. .
Così i neo presidenti Cota e Zaia si lanciano in dichiarazioni dal grande impatto emotivo ,sostenendo il predicato della chiesa ,anche se sanno di non potersi in alcun modo opporre alla distribuzione della pillola all’interno degli ospedali delle regioni da loro governate .Tutt’al più possono imporre il tipo di trattamento somministrativo, scegliendo però fra due opzioni prevalutate dagli enti preposti. Ovvero scegliere fra un trattamento in Day Hospital o un ricovero ordinario (minimo tre giorni) , per il resto ci si deve attenere alla legge 194 del 1978.
Lo stesso Consiglio superiore di Sanità , che in tal materia supera il potere delle regioni ,ha deliberato che la Ru486 può essere somministrata soltanto in ricovero ordinario; ma chi la assume, scegliendo l'aborto farmacologico invece di quello chirurgico, può firmare per lasciare l'ospedale. Ecco poi il colpo alla botte del Pdl con il ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo «Se esiste un metodo meno invasivo per abortire questo non deve essere proibito dal nostro Paese.
Dunque sì alla pillola ma tra le pareti di un ospedale» ,che lascia perplessi tutti gli elettori del centro destra su quale sia la posizione ufficiale del governo.
Ricordando che la pillola ru486 è in commercio da più di 20 anni in 30 paesi nel mondo, la pillola (dal nome commerciale Mifegyne) è stata utilizzata da più di un milione e mezzo di pazienti ed in Italia è stata autorizzata dall'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa)
Che continui quindi la nostra politica ,priva di un’intellettualità forte e autonoma , a disquisire su temi dall’immenso impatto sociale, assoggettandosi ai dettami clerical-vaticani dal grande impatto popolare ,lasciando sprofondare nel baratro della solitudine persone in preda alla disperazione difornte a scelte dai risvolti irreversibili.
Invece di attuare programmi di sostegno non solo culturale all’interno degli ospedali al momento del ricovero per l’aborto,con volontari che il più delle volte cercano di far aumentare il peso sulla coscienza di queste povere donne per farle tornare sui lorro passi , intervengano soprattutto con forme di sostegno economico e sociale ,così da ridurre ulteriormente quelle situazioni che creano le condizioni che portano verso la presa di certe scelte .
Se esiste quindi una legge che da diritto ad una donna di scegliere come affrontare una condizione personale ,che nessuno e in nessun modo può condividere nel suo sviluppo lungo e travaglioso ,che la politica faccia il suo lavoro proponendo ogni possibilità di sceltae ogni forma di sostegno possibile , tutelando così gli interessi del cittadino in quanto individuo fornito di una propria etica e morale. Il popolo italiano ,sovrano , già ha scelto come porsi nei confronti dell’aborto.
Il partito radicale fece negli anni settanta un lungo lavoro di sensibilizzazione nei confronti della condizione della donna costretta ad affrontare nell’illegalità una scelta spesso inevitabile . il parlamento si trovò così costretto ad affrontare questa tematica ,formulando la legge 194. Nell’1981 il popolo italiano fu chiamato ad un referendum abrogativo che prevedeva anche dei quesiti relativi alla legge 194, atti a modificarla con ampliamenti ,proposti dal partito radicale, o a dei restringimenti, proposti dal movimento per la vita.
Il risultato fu che il popolo italiano si espresse a favore della legge così com’era ,senza volerla ampliare o restringere. Nel segreto dell’urna l’individuo chiamato a decidere se far usufruire la propria società di diritti migliorativi, per le condizioni di vita , sceglie sempre mosso da un senso e sentimento civile più forte di ogni dettame politico-religioso , a favore della libertà di credere secondo coscienza e non per imposizione.
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