01 marzo 2010

Liberate Mohannad!


Aggredita la famiglia del leader di Parent's Circle

Durante la notte, alle 3.20 del mattino, alcuni soldati dell’Esercito israeliano hanno fatto irruzione nell’abitazione di Khaled Abu Awwad, Direttore Generale dell’associazione palestinese “Parents Circle – Families Forum”, svegliando tutti i membri della famiglia con una bomba scagliata contro la porta di casa. I soldati, urlando, hanno intimato loro di uscire in un minuto, o avrebbero bombardato la loro abitazione e distrutto la loro automobile.

La moglie di Khaled, Jalila, e i loro figli, erano tutti in casa al momento dell’irruzione. I tre figli più grandi – Mohannad, Moayad e Shadi – sono stati fatti salire su una Jeep dell’Esercito e il maggiore, Mohannad, è stato bendato e incatenato.

Contemporaneamente la moglie di Khaled e le figlie maggiori – Worood e Sana – insieme ai tre bambini più piccoli, sono stati costretti a rimanere fuori di casa, al freddo, in mezzo alle montagne di Hebron.

Urlando, i militari sono entrati in casa con un cane, uscendone solo dopo mezz’ora, e portandosi via Mohannad. Quando agli alti membri della famiglia è stato permesso di rientrare in casa, hanno trovato tutto sottosopra, sporco di fango e di urina di cane.

Mohannad negli ultimi anni ha seguito le orme dei suoi familiari, diventando uno dei giovani leader più attivi all’interno del Parents Circle, e portando avanti il suo impegno per la pace, la nonviolenza e la democrazia: per fermare tutto questo, e per ostacolare la missione di pace del Parents Circle, i militari israeliani lo hanno arrestato.

Mohannad ha scelto di seguire questa strada anche dopo l’uccisione di suo zio, e il ferimento dei suoi fratelli gemelli. Il suo arresto si inserisce inoltre nel quadro di una più vasta operazione repressiva delle autorità israeliane contro la campagna di resistenza nonviolenta portata avanti dai Comitati popolari dei villaggi di Bil'in, Nil'in e Al Massara, i cui leader ormai da giugno 2009 vengono sistematicamente arrestati.

La speranza è che Mohannad in carcere non venga picchiato e umiliato ancora di più dai soldati, e che torni in libertà il prima possibile. La pace ha bisogno dell’aiuto di tutte e tutti: è necessario attivarsi per protestare contro il suo arresto, inviando l'email che trovate in allegato, scritta da Action for Peace, alle autorità militari israeliane a questo indirizzo:
cogatspokesman@gmail.com , o alle ambasciate israeliane dei propri paesi, o inviando un fax al numero +972 3 697 6306, per chiedere l’immediato rilascio di Mohanned Abu Awwad.

Fonte: bocchescucite

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LA RAI METTE IL BAVAGLIO ALL' INFORMAZIONE

Il CDA della RAI oggi ha deciso lo stop dei talk show d'informazione per un mese.

di Massimo Suppo

MILANO - Grave censura da parte del governo, così si priva gli Italiani della
vera informazione.

Cosa ancora più delirante è che il garante delle comunicazioni ha deciso di estendere il provvedimento alle tv private, in modo da oscurare totalmente l'informazione.

Ovviamente tutti i giornalisti sono insorti e federconsumatori ha annunciato che è pronta a denunciare la RAI.

Non potremo più vedere quindi: Ballarò, Annozero, Porta a Porta, Tetris, Matrix e una miriade di altre trasmissioni che sono state bloccate in nome della PAR CONDICIO.

Questo è l'esempio lampante di come il governo voglia mettere il bavaglio sull'informazione,creando un precedente che in una democrazia non si è mai visto.

Lo vedo come una forma di palese consapevolezza da parte del governo di nascondere la verità agli Italiani su quello che la politica rappresenta.

La rete per fortuna, ancora per poco, è l'unico canale vero per l'informazione libera!


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Cannabis, nuovo saggio Oxford: legalizzarla e’ ormai l’unica cosa da fare


La guerra alla marijuana è inutile, costosa e in alcuni casi anche un abuso del potere governativo con effetti sociali devastanti. Queste le conclusioni di un gruppo di esperti raccolte in un saggio pubblicato questa settimana dalla Oxford University Press.

“E’ giunto il momento che i Governi mondiali rivedano le politiche sulla cannabis”, spiega il professor Peter Reuter, docente di scienze politiche all’università del Maryland e coautore del saggio.

Il libro, “Cannabis Policy: Moving Behond Stalemate” (Politiche sulla cannabis: andare oltre l’empasse), spiega come la maggioranza degli arresti per possesso di cannabis in Gran Bretagna, Svizzera e Stati Uniti non hanno avuto alcun effetto deterrente. Hanno però causato grandi divisioni sociali e enormi sprechi di somme di denaro pubblico.

Secondo una stima delle Nazioni Unite, sono circa 190 milioni i consumatori di cannabis nel mondo.

“Vi sono ormai prove certe sul fatto che la criminalizzazione del consumo è un deterrente inefficace“, ha spiegato Reuter. “I Governi dovrebbero sviluppare modi responsabili per gestire l’offerta, piuttosto che creare enormi mercati neri”. “Quello di cui c’è bisogno è un modo più sicuro con cui le persone possano acquistare la sostanza, piuttosto che lasciare il tutto ai mercati illegali che producono una sostanza sempre più potente“, scrive Reuter. Quello della sicurezza “è ormai una argomentazione sempre più centrale per indurci a creare un mercato regolamentato della cannabis”.

Fonte: http://www.enjoint.info/?p=1724

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MANIFESTI ELETTORALI


Di Germano Milite

http://www.facebook.com/#!/pages/Germano-Milite/52939271782?ref=ts

Un faccione sorridente con l'immancabile cravattino strozzacollo e sotto uno slogan di 3 parole che dovrebbe servire da persusione vincente. Poi il pugno alzato, il sole che sorge come sfondo e la scritta:"Insieme per cambiare". I vari Antonio La Trippa infestano le città e di diverso hanno solo il simbolo del partito...anche le parole usate sui cartelloni sono praticamente identiche. "Insieme per un futuro migliore", "La famiglia al centro", "Un voto all'onestà", "Un uomo nuovo", "Basta clientele, diciamo si alla meritocrazia". Molto di moda anche quelli rivolti ai ragazzi "Investire da subito sui giovani" o "Con i giovani per cambiare".

Del resto il trucco è semplice quanto "sgamato": promettere il cambiamento e non permetterlo mai. I migliori, tuttavia, restano quelli che si fanno appiccicare i manifesti abusivamente...diciamo che partono subito bene; da abusivi conclamati fin dalla campagna elettorale. Ogni volta che vedo uno di questi trionfi retorici e sciatti d'arrivismo spicciolo, per non deprimermi, mi immagino di riscrivere i vari slogan con una sorta di bacchetta magica: stessa foto, stesso sfondo, stesso carattere della scritta ma parole diverse.

E così mi sembra di vedere la faccia del signor Pinco Pallino con di fianco un virgolettato tipo:"Basta cozze avariate, si alle linguine agli scampi" o cose che rivelerebbero al meglio le reali intenzioni dei candidati:"Votatemi adesso che poi Dio ci pensa", "La discontinuità? Sticazzi", "I giovani? Un'ottima risorsa da sfruttar...ehm valorizzare", "Il mio sorriso ritoccato vale più di un programma politico adeguato (con rima)", "Non ricicliamo solo rifiuti ma anche persone".
Insomma di idee per la campagna elettorale alternativa e finalmente sincera e veritiera ne avrei non poche ma la domanda che mi martella il cervello è: A CHE CACCHIO SERVONO I MANIFESTI? Cioè facciamo n'esempio (non)plausibile: mi chiamo Mario Rossi, sono nato ieri e conosco a malapena la politica.

Non sono assuefatto da candidati-mafiosi e cialtroni e mi fido del prossimo ciecamente. Sono indeciso su chi votare poichè, miracolosamente, nessuno è venuto a chiedermi una preferenza (cose che avviene solo nell'universo parallelo alfa-z14) e nessuno dei miei familiari, amici e conoscenti si è candidato. A sto punto mi faccio un giro per la città e scelgo il signore con la faccia più rassicurante e lo slogan più convincente. Risultato? al 99% avrò l'impressione che votare per uno o per l'altro non cambi nulla e così mi astengo.

I cartelloni servono a prendere voti? Perchè se è così andrebbero resettate tutte le regole di comunicazione. I cartelloni non servono a prendere voti? E allora cosa ci stanno a fare? Perchè la campagne elettorali non si fanno in altro modo? Si, lo so, sono domande retoriche...ma io le voglio fare comunque. Magari qualcuno mi da na risposta meno ovvia e posticcia degli slogan che leggo!


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Globalizzazione:immigrazione come fonte di ricchezza


di Vera Villani

Il fenomeno della globalizzazione va inquadrato nel contesto dei cambiamenti sociali, tecnologici,politici ed economici, per questo la sua analisi è di grande utilità.

Questo processo,nell’immaginario collettivo,appare di recente nascita,viene per di più associato alla new economy ma in realtà ebbe inizio intorno al XIX sec.
A partire dalla fine del 1800 vi fu un aumento progressivo degli scambi internazionali e dell’integrazione finanziaria; inoltre grazie alla diminuzione del costo dei trasporti ebbero inizio le prime migrazioni(dall’Europa verso gli Usa).
Possiamo quindi affermare chela globalizzazione è un fenomeno sicuramente NON NUOVO e che è di carattere prettamente economico con implicazioni sociali,politiche ed ambientali.

Sicuramente è un processo che è stato soggetto a battute d’arresto(tra le 2 guerre mondiali) e non si presenta in modalità omogenea in tutti i paesi(protezionismo).
Oggigiorno ricopre un ruolo chiave : mai come oggi le relazioni di tipo economico,ma anche politico e sociale,sono così intensificate e vi è una sorta di INTERDIPENDENZA tra paesi da tutti i punti di vista.

Come all’epoca ,anche oggi, le migrazioni giocano un ruolo importante come conseguenza della globalizzazione con un’unica differenza: all’epoca era l’Europa il paese di origine del processo,oggi è il paese di destinazione!

Le migrazioni non sono viste positivamente da alcuni soggetti. Ma da un’indagine effettuata, i paesi che ,ancora oggi, presentano legislazioni che ostacolano le stesse ,sono Stati con un basso grado di cultura e sviluppo. Sarà vero?Personalmente credo proprio di sì.

Ma vediamo i motivi per cui molti soggetti decidono di emigrare;
ci sono fattori che spingono l’immigrazione quali l’eccesso di offerta di lavoro e i bassi salari nei paesi di origine,le guerre e i disastri ambientali e fattori che incentivano l’immigrazione quali le nuove opportunità di occupazione e riguardano soprattutto la gente più giovane e istruita. Non di minore importanza come input all’immigrazione sono la prossimità geografica,i network sociali….

Le migrazioni ,ovviamente,hanno conseguenze sia sui paesi di origine che su quelli di destinazione. Uno dei tanti luoghi comuni è che gli immigrati rubano il lavoro ai nativi. Ciò è assolutamente da sfatare:è vero che l’immigrazione sul paese di destinazione comporta un aumento dell’offerta di lavoro. ma per quelle mansioni per le quali sono sostituti!Se invece sono lavoratori complementari aumentano la domanda di lavoro dei nativi con conseguente aumento dei salari e dell’occupazione!
Altri sostengono che gli immigrati abusano dei servizi sociali del paese ospitante(welfare shopping).

Certamente gli immigrati ricevono più sussidi dei nativi ma questo è dovuto principalmente a differenze nelle caratteristiche individuali(sono più poveri!).
L’immigrazione ha conseguenze anche sui paesi di origine:rimesse(trasferimenti in denaro o in natura che gli emigranti fanno a favore delle proprie famiglie di origine),ma anche brain dain(fuga dei cervelli) e brain gain.

Vi sono alcune controversie circa le rimesse:alcuni economisti sostengono siano utili per aiutare il paese di origine perché sono delle vere e proprie fonti di reddito per paesi esportatori netti di lavoro,mentre il FMI sostiene che riducono l’incentivo a produrre di più nel paese di origine(moral hazard),comunque vengono prevalentemente impiegate per i consumi,per la casa,la terra,la scuola e la sanità.

Sta di fatto che l’immigrazione è un processo inarrestabile e sicuramente non negativo come molti sono soliti a dipingerlo. Ha generalmente un effetto positivo sullo sviluppo economico dei paesi di origine ma non sono solo i paesi poveri a beneficiarne ma anche ,e soprattutto, i paesi di destinazione che beneficiano enormemente degli immigrati:forza lavoro indispensabile,migliore allocazione delle risorse,nuove braccia ma anche nuove idee,conoscenze,innovazioni.

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